Mindfulness: tra psicologia e vita vera
- sonia bonacina
- 23 set 2025
- Tempo di lettura: 5 min

La parola mindfulness è ormai ovunque. Si legge su riviste, si sente nei podcast, si inserisce in ogni piano benessere, come se fosse una pillola magica. Ma spesso dietro questo termine così affascinante si nascondono miti, semplificazioni e aspettative irrealistiche.
Le fatiche (immaginate e reali)
Spesso si pensa che mindfulness e meditazione siano la stessa cosa, ma non sono sinonimi. La mindfulness è uno stato mentale, un modo di prestare attenzione alla propria esperienza nel momento presente con intenzionalità e senza giudizio. La meditazione è una delle pratiche formali attraverso cui questo stato si coltiva, ma non è l’unico modo.
Per molto tempo, anche io ho confuso le due cose. Sentivo decantare i benefici della meditazione e immaginavo che volesse dire sedersi immobili per ore, occhi chiusi e mente sgombra. Vedevo i praticanti con quel sorriso serafico stampato in volto, lo sguardo felice, la pace nei gesti. Molti di loro mi parlavano di ritiri rigeneranti: giorni trascorsi a gambe incrociate su pavimenti freddi, sorseggiando tisane depurative e consumando insipidi brodini vegetariani.
Per una mente in movimento come la mia, un simile scenario rappresentava l'inferno.
Negli anni ho fatto dei timidi tentativi… ma ogni volta accumulavo frustrazione e fallimenti. La schiena mi faceva male, mi prudeva l’orecchio, la gamba si informicolava, i pensieri correvano impazziti, l’ansia aumentava, e dentro di me si faceva largo un pensiero impietoso: “non sono capace”. Pensavo, come tanti, che meditare volesse dire svuotare la mente, stare immobili e zitti per ore, essere “bravi”.
Quello che rincorrevo, in realtà, erano i falsi miti della meditazione. Ero prigioniera di un’idea performativa della pratica, totalmente scollegata dalla sua essenza.
Il giorno giusto
Un giorno – forse “il giorno giusto” – è successo qualcosa.
Un caro amico, un vero “cultore della materia”, uno di quelli che "mollano tutto e vanno in India a meditare duro" (non ho mai capito se per convinzione o per sbaglio), mi ha omaggiata di un piccolo libro: "Il miracolo della presenza mentale" di Thich Nhat Hanh.
Quel libro è rimasto sul comodino per anni, impilato tra "ilibridaleggereprimaopoi". L’ho spolverato a lungo. Finché un giorno l’ho aperto. E ho iniziato a leggerlo. E poi, senza accorgermene, ho iniziato a cambiare sguardo.
Ho capito meglio la mindfulness e la meditazione. Ho capito che la strada per la consapevolezza non è immobilità o vuoto, ma piuttosto un modo diverso di stare in relazione con il presente, con curiosità e gentilezza. Non si tratta di svuotare la mente, ma di osservarla. Non si tratta di reprimere il pensiero, ma di accorgersi quando la mente vaga, e poi ricominciare.
Da quella lettura è iniziato un cammino che continua ancora oggi: la pratica personale, la formazione, un master in mindfulness. E, con la consapevolezza che ogni pratica è un ritorno, oggi condivido con gratitudine questa esperienza con chi desidera avvicinarsi.
L’ampolla di sabbia
Thich Nhat Hanh usa un’immagine poetica per descrivere la mente: un’ampolla piena d’acqua e sabbia. Quando siamo presi dal turbinio di pensieri, emozioni e doveri, l’acqua si fa torbida. La pratica della mindfulness è come fermarsi e lasciar depositare la sabbia: lentamente l’acqua torna limpida. In quella chiarezza possiamo finalmente vedere, ascoltare, comprendere.
Ma cosa agita la nostra ampolla?
Mente di scimmia e pilota automatico
La mente di scimmia, come viene chiamata nella tradizione buddhista, è la condizione in cui i pensieri saltano da un ramo all’altro: preoccupazioni, rimuginii, fantasie, memorie, liste mentali… tutto in un flusso continuo. È la nostra tendenza a perderci.
E poi c'è il pilota automatico: guidare fino a casa senza ricordare il tragitto, mangiare senza assaporare, dire “sì” senza pensarci. Questo meccanismo ci risparmia energia, ma ci disconnette dal vivere.
La mindfulness ci aiuta a disattivare il pilota automatico e ad accorgerci della nostra distrazione – non per giudicarci, ma per tornare, con gentilezza, al momento presente.
Un esercizio di consapevolezza e di libertà
Praticare mindfulness significa accorgerci di quando perdiamo l’attenzione e scegliere di tornare al focus. Come ci ricorda Jon Kabat-Zinn, padre della mindfulness in ambito clinico e ideatore del protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), la mindfulness è:
"La consapevolezza che emerge prestando attenzione, intenzionalmente, al momento presente e in modo non giudicante."
Una definizione semplice, ma profonda. Mindfulness non è una tecnica, è una disposizione mentale, un modo di essere. Una via per rispondere alla sofferenza con presenza, anziché con evitamento o reattività.
La consapevolezza come via verso la congruenza
Anche nella prospettiva rogersiana – la lente attraverso cui guardo il mondo e la psicoterapia – la mindfulness incontra un terreno fertile. I due approcci non si escludono, ma possono intrecciarsi, arricchirsi reciprocamente, nel comune intento di promuovere un contatto più autentico con l’esperienza vissuta.
Praticare mindfulness significa coltivare una modalità di attenzione intenzionale, momento per momento, nel qui e ora, senza giudizio. È un modo per tornare a contatto con ciò che accade dentro di noi – sensazioni, percezioni, emozioni, pensieri – riconoscendolo con gentilezza.
Questo ascolto delicato può favorire, nel tempo, una maggiore congruenza: quel senso di coerenza tra ciò che sentiamo, pensiamo e comunichiamo. Uno spazio in cui le maschere possono allentarsi, e possiamo iniziare ad accoglierci per come siamo, non per come crediamo di dover essere.
Nella terapia rogersiana, così come nella mindfulness, l’accento è posto sull’esperienza presente, sulla fiducia nei processi interni, sull’importanza di un atteggiamento accogliente e non giudicante. Entrambi i percorsi invitano a sviluppare una comprensione più profonda di sé e una relazione più autentica con gli altri – non attraverso tecniche, ma attraverso una qualità diversa della presenza.
I benefici della mindfulness
È ormai consolidato che ci sono innumerevoli ricerche che attestano i benefici della pratica mindfulness nella vita reale. Studi clinici, meta-analisi e revisioni sistematiche confermano risultati consistenti su più fronti:
· Riduzione dello stress, dell’ansia e dei sintomi depressivi, anche in popolazioni cliniche.
· Miglioramento della qualità del sonno, della soddisfazione nella vita e della percezione del supporto sociale.
· Potenziali benefici cognitivi: migliore attenzione, memoria di lavoro, maggiore consapevolezza, una maggiore capacità di autoriflessione e regolazione emotiva.
· Effetti anche neurobiologici: attività ridotta nelle reti cerebrali legate al rimuginio, aumentata connettività in quelle che supportano autocontrollo e consapevolezza.
Ma il valore più profondo della mindfulness non sta semplicemente nei risultati misurabili: sta nella relazione diversa che instauriamo con la nostra esperienza interna, con i vissuti quotidiani, con le emozioni che emergono.
Una pratica, non una performance
Mindfulness non è una gara. Non serve restare seduti immobili per un’ora, né raggiungere stati di pace interiore. Spesso è più utile iniziare con tre minuti al giorno, oppure con piccoli momenti di presenza nella vita quotidiana: un caffè sorseggiato con lentezza, una doccia sentita sulla pelle, un respiro consapevole tra una mail e l’altra.
La pratica formale (meditazione seduta, camminata, body scan) è importante. Ma altrettanto lo è la pratica informale, quella che si intreccia alla vita. Ogni gesto può diventare un’occasione per tornare a casa, dentro di sé.
In sintesi
Mindfulness non è mente vuota, né rilassamento: è un allenamento gentile a tornare, ancora e ancora, al momento presente. È imparare ad abitare la vita così com'è, con le sue fatiche e le sue meraviglie. È imparare a riconoscere i propri vissuti, anche quelli più scomodi, e a riguadagnare presenza, senza giudizio.
E, a volte, basta il libro giusto rimasto per anni sul comodino per iniziare un percorso che cambia lo sguardo su sé stessi e sul mondo.
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